Brasil - Italia

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Brasil - Italia Videoresúmenes México 1970

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  • angelo balzano dice:

    La più grande nazionale di sempre (secondo l’autorevole rivista World football) contro la nazionale italiana più forte e più ricca di personalità e temperamento dal dopoguerra ad oggi.

    Il punteggio fu certo troppo severo.

    In verità le due squadre si equivalevano ed erano in parità fino a circa venti minuti dalla fine della partita.

    Il Brasile era squadra di qualità tecnica eccelsa: schierava a centrocampo ben cinque mezze ali tra cui Pelè. Ciascuno di questi fuoriclasse avrebbe potuto essere leader in qualsiasi altra nazionale.

    Mentre la nazionale italiana , pure ricca di fuoriclasse e di temperamento, era più forte ed accorta tatticamente .

    Con la difesa più forte al mondo.

    Poco prima dei campionati mondiali del Messico Gigi Riva fu ritenuto in un referendum indetto da France Football il più forte attaccante del mondo, preferito perfino a Pelè.

    Se non avesse subito due terribili fratture giocando con la nazionale e con il ritmo usuale con cui facevagol avrebbe certo segnato più di cinquanta gol in maglia azzurra. Un traguardo inarrivabile.

    Mentre Gianni Rivera era stato pallone d’oro appena l’anno prima. Un giocatore geniale ed imprevedibile, allora il migliore al mondo nel lanciare a rete, anche dalla difesa, gli attaccanti scavalcando il centrocampo avversario.

    Poi Sandro Mazzola, dopo i campionati europei vinti due anni prima, era diventato uno dei più forti interni al mondo, capace non solo di orientare e trascinare la squadra (come il padre Valentino) ma anche di difendere.

    Boninsegna era un centravanti indomabile, fortissimo fisicamente
    e tecnicamente. A mio avviso superiore anche al Rossi che segnò tre gol al Brasile.

    Come, giustamente, rimarcò Trapattoni (che lo rimpianse amaramente nella finale di Coppa dei Campioni del 1983 persa dalla Juventus con l’Amburgo in cui aveva giocato Rossi che non aveva saputo farsi valere fisicamente e caratterialmente ).

    Senza i supplementari forsennati con la Germania l’Italia, altrimenti più carica fisicamente e psicologicamente, meno sfibrata, avrebbe, probabilmente, perso lo stesso con quel Brasile, ma di strettissima misura.

    Non escluderei certo l’eventualità di una seconda finale ( allora i rigori non c’erano).

    E le probabilità della nazionale italiana di vincere sarebbero aumentate se i campionati si fossero giocati in Europa.

    Infatti fino ad oggi i campionati del mondo organizzati in Europa sono stati sempre vinti da squadre europee (tranne che nel 1958), mentre quelli organizzati in paesi extraeuropei sono stati vinti da squadre sudamericane.

    L’ambiente in cui si giocano i campionati del mondo è sempre stato decisivo.

    Qualche imbecille ritiene che la nazionale che vinse i campionati in Spagna nel 1982 sarebbe stata capace di battere anche il Brasile di Pelè.
    Ma è una evidente sciocchezza che chi ha giocato a calcio comprende al volo.

    La nazionale di Spagna era molto solida perchè seppe fare gruppo e si trovò in uno stato di forma smagliante. Ma era, con evidenza, tecnicamente e qualitativamente inferiore a quella del Messico (come pure a quella che giocò i campionati in Argentina nel 1978).

    Sconfisse il Brasile di Falcao. Ma quest’ultima era una squadra troppo sicura di sè e presuntuosa, tatticamente dissennata. Incapace di accontentarsi di un pareggio anche quando incontrasse una squadra forte che le desse filo da torcere o si trattasse di risparmiare energie per proseguire il campionato.

    Insomma era un gigante da metà campo in su, ma con i piedi di argilla perchè aveva una difesa approssimativa ed un brocco come portiere.

    Invece il Brasile di Pelè era di ben altra pasta.

    Molto più solido, compatto e realista.

    In Spagna il Brasile ci snobbò ed entrò incampo sicuro di vincere a mani basse ritenendo l’Italia una squadra inconsistente.

    Mentre in Messico ci temeva molto.

    Ancor più dopo la splendida, inimitabile impresa con la Germania, piegata in modo indomito superando numerose avversità (in campo e fuori dal campo, soprattutto la polemica tra Mandelli e Rivera).

    Una Germania fortissima (già finalista nel campionato mondiale di quattro anni prima e superata, in modo discutibile, dall’Inghiltterra), un implacabile rullo compressore sia nelle eliminatorie che nella prima fase del campionato in Messico.

    Ricordo, per esempio, che nelle fasi eliminatorie aveva vinto per dodici gol a zero contro la nazionale di Cipro a Cipro (e Muller aveva segnato cinque reti)

    Una squadra, a mio umile avviso, perfino più forte di quella che vinse i campionati del mondo quattro anni dopo in casa sua.

    Infatti Beckembauer, Muller (capocannoniere in Messico),Overath, Maier,Vogts, Grabowsky (tutti titolari pure nella finale di quattro anni dopo) erano, allora, nel pieno ed all’apice del loro vigore e furore agonistici.

    Ed in Messico c’era anche Uwe Seeler, definito il Pelè bianco, un mito del calcio tedesco, inferiore solo a quello del Kaiser Franz Beckembauer.

    Quando Zoff nel 1982 levò al cielo la coppa del mondo e Nando Martellini gridò per tre volte “campioni del mondo” (come non potè fare in Messico quando Rivera segnò il gol vincente nella semifinale con la Germania perchè aveva la voce rotta e sfibrata dall’emozione), il mio pensiero andò subito ai giocatori messicani.

    E pensai che quella coppa l’avrebbero meritata molto di più loro.

    La sconfitta con il Brasile è una ferita non ancora rimarginata seppure siano trascorsi tanti anni da allora.

    Ma la palla è rotonda ed il vento spira dove vuole.

    Così è la vita.

    Angelo Balzano.

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